torta pasqualina

Torta Pasqualina, un viaggio nel tempo

La Torta Pasqualina è una torta salata tipica della città di Genova, preparata con una speciale pasta sfoglia ripiena di bietole, uova, maggiorana fresca ed altri ingredienti come la prescinsêua, una cagliata fresca simile alla ricotta, difficile da trovare al di fuori della Liguria.

La storia della Torta Pasqualina

Come il nome ci suggerisce, deriva dalla parola “Pasqua”, poiché è tradizionalmente preparata e consumata durante il periodo pasquale, anche se poi può essere legata in genere alla celebrazione dell’arrivo della primavera.

Nel Quattrocento, veniva chiamata “Gattafura”, perché si sosteneva che fossero particolarmente amate dai gatti che furbescamente le “furavano”, le rubavano.

Il primo che ne fece menzione fu, in quel periodo, nel suo “Libro de arte coquinaria” il famoso Maestro Martino de Rubeis, padre della cucina rinascimentale. Successivamente furono menzionate nel trattato del Cinquecento “Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevano” di Ortensio Lando.

Annottava così il Lando “a Genova si fanno certe torte dette gattafure perché le gatte volentieri le furano e vaghe ne sono, ma chi è sì svogliato che non le furasse volentieri? A me piacquero più che all’orso il miele”.

Passando dalla storia alla leggenda, si narra che le casalinghe genovesi riuscissero a sovrapporre sino a trentatré sfoglie, in omaggio agli anni di Cristo.

Anche le uova intere nel ripieno erano ritenute un forte simbolo di nascita. Inoltre, siccome ai tempi non era da tutti possedere il forno in casa propria, ogni famiglia faceva con il coltello un segno per riconoscere la propria torta (o si usavano degli antichi simboli cristiani, come una croce o il pesce, oppure venivano contraddistinte con numeri o lettere).

Solo agli inizi dell’Ottocento, assunse il nome di Torta Pasqualina, con il quale siamo stati abituati a conoscerla anche noi.

Come si prepara la Torta Pasqualina

L’esterno della torta pasqualina veniva preparato con tante sfoglie sottili di pasta sfoglia, una sopra l’altra. Per il ripieno si usano erbette, bietoline, maggiorana, piselli e cipolline, arricchito con uova e prescinsêua, ingredienti un tempo riservati alle grandi occasioni o alle feste.

Ne esistevano almeno un paio di varianti ma l’originale, anche se in molti pensano il contrario, non prevedeva i carciofi, bensì le bietole perché più economiche e facilmente reperibili presso le “besagnine”, i fruttivendoli dell’epoca, rispetto alle più costose, perché fuori stagione, articiocche (carciofi).

La comodità della torta Pasqualina è soprattutto il fatto di poterla preparare con anticipo per mangiarla nei giorni successivi, fredda o intiepidita, a casa o all’aperto in una gita fuori porta, per godersi la scampagnata del giorno di Pasquetta e in generale le giornate con i primi tepori primaverili.

La torta Pasqualina non è solo un capolavoro culinario, ma anche un simbolo di convivialità e tradizione familiare.

Il momento di condividerla a tavola diventa un’occasione di gioia e celebrazione, unendo le persone intorno a un piatto che ha resistito alla prova del tempo. La sua preparazione artigianale, che richiede tempo e dedizione, contribuisce a preservare la cultura culinaria genovese, passando di generazione in generazione come un tesoro da custodire e tramandare.

In un mondo in continua evoluzione, la torta Pasqualina rappresenta un legame tangibile con le nostre radici culturali e gastronomiche, portando avanti la tradizione con ogni morso delizioso.

Dove alloggiare

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