relitti in liguria

Relitti in Liguria: fascino e mistero

Genova e la Liguria hanno da sempre avuto una fortissima vocazione marittima. E questo, già dall’epoca delle repubbliche marinare, ha significato una fortissima flotta marittima che ha tracciato le più importanti rotte commerciali nel Mediterraneo, ma anche navi da guerra che riuscivano ad incutere timore anche alle navi pirate saracene.

I conflitti che si sono succeduti ha trasformato il Mar Ligure in un enorme teatro per numerosi e meravigliosi relitti che ora, grazie alle moderne attrezzature e tecniche subacquee, è possibile ammirare nel loro indubitabile fascino.

Partiamo quindi alla scoperta di alcuni relitti di imbarcazioni che rappresentano una ricchezza sia dal punto di vista storico che subacqueo.

Il Piroscafo Genova – relitti nel Golfo del Tigullio

Era una calda giornata del luglio 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, e il Genova trasportava un carico di cannoni e altro materiale bellico. Costruito nel 1904 in Inghilterra e con quasi 4000 tonnellate di stazza lorda, viaggiava senza alcuna nave di scorta e quindi fu quasi un gioco da ragazzi, per un U-Boot tedesco, silurarlo sul fianco destro. Il piroscafo non affondò subito, ma riuscì a guadagnare la baia di Paraggi dove, grazie all’intervento dei pescatori del posto, riuscì a sbarcare tutto l’equipaggio.

L’agonia della nave durò otto ore e poi si inabissò su un fondale di circa 60 metri.

Il KT di Sestri – il relitto dello yacht di inizio ‘900

Ci spostiamo un po’ più a Levante e andiamo a conoscere il KT di Sestri Levante.

Il suo primo nome era Eros ed era in origine uno yacht appartenuto al barone francese Henri De Rotschild. Fu requisito nell’aprile del 1939 dalla Marina Nazionale Francese e rinominato A.D.227.

Il 27 novembre 1942 i tedeschi invasero però Tolone e requisirono tutte le navi attraccate nel porto tra cui l’Eros. Venne ribattezzato UJ-2216 (caccia sommergibili) ed assegnato alla ventiduesima flottiglia U-Jager con base a Genova.

La sera del 14 Dicembre del 1944, di ritorno da una missione di scorta a due posamine, venne individuato da un aereo che sorvegliava la costa segnalando ogni movimento di navi al comando alleato. Colpito da un siluro a poppa, che fece esplodere il carico di munizioni imbarcate, affondò velocemente.

Si adagiò su un fondale fangoso di poco più di 50 metri.

Chi visiterà questo relitto potrà riconoscere le forme belliche della nave, ma anche ammirare le linee classiche di uno yacht di lusso di inizio Novecento.

Il relitto del Pelagosa, a Genova

Sempre in tema di posamine, è possibile immergersi e visitare a Genova, non lontano dalla Foce, il relitto del Pelagosa.

All’alba dell’armistizio del 8 settembre, fu cannoneggiato dalle alture dell’entroterra dalle truppe tedesche che le avevano appena conquistate.

Giace su un fondale di trenta metri ed è adatto a livelli diversi di immersione per subacquei che cercano forti emozioni attraverso colori e penetrazioni uniche nel cuore della nave.

La Haven – il relitto della petroliera cipriota al largo di Arenzano

La petroliera cipriota Haven, con 110 mila tonnellate circa di stazza, fu costruita nei cantieri di Cadice (Spagna) e varata nel 1973. Fu già protagonista dei notiziari televisivi durante la guerra Iran – Iraq perché colpita nel Golfo Persico da un missile e quindi riparata a Singapore prima di essere rimessa in navigazione.

L’11 aprile 1991 davanti al porto petroli di Genova Multedo, durante un’operazione di travaso di greggio dalla stiva 1, a prua, alla stiva 3, a centro nave, si verificò un’esplosione a bordo.

Tra i 36 componenti l’equipaggio ci furono cinque morti.

A un certo punto la catena di ancoraggio si ruppe e la Haven andò alla deriva, si spezzò durante le operazioni di traino, ed affondò a poco più di un miglio dalla riva al largo di Arenzano.

Fu un disastro ambientale di enormi proporzioni, mitigato solo dal tempestivo intervento dei rimorchiatori e bettoline che scaricarono intorno alla Haven acqua e solvente.

La Haven è il relitto visitabile più grande del Mediterraneo. La nave è adagiata su un fondale sabbioso a circa 80 metri, mentre il castello di poppa è a circa 35 metri di profondità. L’immersione, viste le profondità in gioco, è ritenuta “impegnativa”, ed è fortemente sconsigliata a subacquei “inesperti”.

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