leggende genovesi

Leggende e miti genovesi

Affascinanti leggende genovesi avvolgono la città della Superba come un velo di mistero: si nascondono tra le sue bellissime piazzette, tra i caruggi.

Sono tanti i miti e le storie, a volte sconosciuti anche agli stessi abitanti, che innalzano la maestosità di Genova, stupenda città che bacia le montagne da un lato e accarezza il mare dall’altro.

In questa guida vogliamo farti scoprire alcune straordinarie leggende genovesi. Iniziamo!

Leggende di fantasmi: gli spettri di Forte Sperone

La leggenda dei fantasmi di Forte Sperone avviene tra le mura genovesi, proprio in questo forte costruito in vetta al Monte Peralto.

Siamo nel VII secolo. Qui una giovane ragazza, forse ha 15 anni, porta al pascolo le sue pecore, proprio come tutti i giorni.

La sfortuna vuole che lungo il cammino incontri un malfattore che ha appena derubato e ucciso un nobile. La ragazza, ingenua, pensa che sia un cacciatore o un pastore come lei; perciò, si lascia convincere e lo segue in un posto isolato.

È qui che l’uomo la picchia e la violenta, uccidendola con un terribile morso alla gola, dandola poi in pasto al suo cane.

Tentando di fuggire dalle guardie, l’uomo cade e muore in un dirupo: il corpo della ragazza viene trovato qualche giorno dopo dai contadini del luogo.

È verso la fine del XX secolo, che il fantasma fa la sua prima apparsa nella scuderia di Forte Sperone: durante una seduta spiritica confessa di essere costretto a vagare per l’eternità con il fantasma della povera fanciulla e del suo cane.

Da questo momento in poi c’è chi racconta di aver visto i tre fantasmi, soprattutto in inverno e poco prima dell’alba.

Le leggende raccontano anche di storie d’amore, come la prossima di cui vi parliamo…

La storia di Piazza dell’Amor Perfetto

La storia di Piazza dell’Amor Perfetto parla di uno sfortunatissimo amore platonico, puro e casto.

Nel Cinquecento, durante un ballo organizzato dai nobili genovesi, un colpo di fulmine fa scoppiare l’amore tra Tommasina Spinola, nobile genovese, e il Re di Francia Luigi XII.

Ma Luigi deve rientrare in patria, mentre la bellissima nobildonna è sposata con il doge Battista Spinola.

Perciò l’amore tra i due continua, ma Tommasina è costretta a rimanere tra le mura del suo palazzo, fino a quanto riceve la tragica notizia che Luigi XII è morto durante la battaglia di Cerignola.

Questa scoperta la sconvolge per settimane e, con il cuore consumato di dolore, alla fine muore. Ma la verità è che… Luigi non è morto: la notizia era falsa!

Anni dopo, il re torna a Genova, qui scopre che la sua adorata Tommasina se n’è andata per sempre.

Così si reca in piazza per renderle omaggio e, con un velo nostalgico, sospira alle finestre del palazzo “Sarebbe potuto essere un amore perfetto”.

E così, da questo malinconico amore mancato, nasce Piazza dell’Amor Perfetto.

La leggenda dei prigionieri di Campopisano

La terza delle leggende genovesi di cui vogliamo raccontarti è quella di Campopisano, un’antica piazza del ‘200 vicina a Piazza Sarzano, decorata con ciottoli marini bianchi e blu.

Qui, in questo piccolo angolo della città di Genova, furono sepolti 9 mila pisani, fatti prigionieri e poi caduti durante la battaglia della Meloria nel 1824.

Si racconta che le anime di quei prigionieri siano ancora qui: qualcuno dice che è possibile vederli arrivare dal Molo fino a Campopisano durante le notti tempestose.

La leggenda di San Siro e il Basilisco

Su un luogo di culto antichissimo, quello che oggi conosciamo come il centro storico genovese, si trova la prima cattedrale della diocesi di Genova, conosciuta come la Basilica dei Dodici Apostoli, oggi Basilica di San Siro.

La leggenda racconta che, nel VI secolo, quella zona del paese era infestato da un basilisco, creatura mitologica in grado di uccidere o pietrificare grazie ad un semplice sguardo diretto negli occhi.

Qui gli abitanti si rivolsero al vescovo San Siro con l’intento di chiedergli di aiutarli a liberarsi da questo terribile animale.

Perciò San Siro, dopo aver pregato e digiunato per tre giorni, si recò al pozzo in cui abitava il basilisco, convincendolo ad entrare nel secchio che gli gettò giù.

Una volta entrato nel secchio, il vescovo pregò, riuscendo così a persuaderlo e ad allontanarlo, convincendolo a sparire nel mare per sempre.

Il pozzo del basilisco, oggi, non esiste più perché fu chiuso dal Doge Giovanni Da Murta nel 1347, tuttavia, in vico San Pietro della Porta, puoi ammirare una lapide che raffigura San Siro e il basilisco. La lapide risale al Cinquecento, e un testo inciso sulla stessa recita:

“Qui è il pozzo dal quale il beatissimo Siro, Vescovo di Genova, fece uscire il terribile serpente di nome Basilisco – 480″

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