ponte di sant'Agata

Il leggendario ponte di Sant’Agata

Poco distante dalla Stazione ferroviaria di Genova Brignole, possiamo trovare una chicca in mezzo al frenetico traffico cittadino: il ponte di Sant’Agata.

Collocato a fianco del più lineare e moderno ponte di Castelfidardo, collega il centro cittadino con il quartiere di San Fruttuoso.

La storia del ponte di Sant’Agata

Il ponte di S. Agata, citato già in documenti del XII secolo, è stato costruito agli albori del medioevo, probabilmente tra il VII e il VIII secolo. Nacque su un preesistente ponte romano, e rappresentava un importante collegamento tra la città ed i territori del Genovesato di levante, l’antica Via Aurelia.

Il ponte è posto su un grande spazio del torrente Bisagno (area golenale), appositamente lasciato libero dalle costruzioni per fare affluire le piene. Edificato con 28 arcate da 13 metri, era lungo quindi poco meno di 400 metri e, secondo alcuni accreditati storici, era tra i ponti più lunghi dell’epoca. Partiva infatti dal Borgo degli Incrociati e raggiungeva la chiesa di Sant’Agata, che da questa prese poi il nome.

Venne distrutto da una piena storica del Torrente Bisagno il 30 settembre 1452 e fu ricostruito nel 1535.

In epoca moderna, con l’edificazione della zona di San Fruttuoso, il fiume subì una drastica riduzione del suo alveo. Analoga sorte ebbe anche il ponte di Sant’Agata le cui arcate furono ridotte a sei. Purtroppo, Il 7 novembre 1970 il ponte fu nuovamente e pesantemente danneggiato dalla storica alluvione che causò il crollo di due delle cinque arcate.

Nei successivi fenomeni alluvionali degli anni Novanta, l’arcata sulla sponda di Levante crollò, decretandone la definitiva chiusura.

Quello osservabile dell’antico ponte sono solo pochi resti: due arcate cui sono stati inseriti alcuni tiranti metallici per evitare il crollo totale.

Pochi sanno però che è possibile vedere le due arcate terminali nel cortile della Chiesa di Sant’Agata, mentre altri resti potrebbero essere rimasti sotto il manto stradale o nelle fondamenta dei palazzi che costeggiano il Bisagno.

Attualmente c’è l’impegno del Comune a valutare, con un progetto sostenibile, il recupero del ponte di Sant’Agata.

Una leggenda sul ponte di Sant’Agata

Un’antica leggenda che ci riporta al 5 febbraio del 1693 lo definisce come il “Ponte dei Misteri”.

Era il giorno della Fiera di Sant’Agata, mercato che si svolge tradizionalmente anche ai giorni nostri. Un gruppo di sei novizie Carmelitane si era recato al mercato per acquistare anatroccoli, alberi da frutto e tutto ciò che necessitava per il convento.

Si presentò davanti a loro una minacciosa banda di malfattori provenienti dal vicino colle di San Martino.  Le monache si spaventarono e fuggirono verso il ponte gettandosi nel letto del fiume Bisagno.

I tipi sinistri si tuffarono in acqua desiderando di concupire le sei ragazze, ma fallirono il loro malvagio proposito perché al posto delle fanciulle trovarono sei statue di donna di marmo bianco.

La Fiera di Sant’Agata

L’origine della fiera è legata ai riti antichi di fine inverno, e prende il nome vicino dal convento di S. Agata, un tempo fuori dalle mura cittadine sulle rive del Bisagno, là dove sorgevano gli orti che rifornivano di prodotti freschi la città.

Già in periodo medioevale, in occasione della Fiera allevatori ed agricoltori, infatti, scendevano a fondovalle per incontrare mercanti da località lontane stringendo affari e comprando sementi nel momento in cui si preparava la semina dei campi.

Ogni anno dopo i giorni della “Merla” si ripete la tradizione sulle rive del Bisagno nel quartiere di S.Fruttuoso.

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