Dizionario semi serio di dialetto genovese

Dizionario semi serio di dialetto genovese

Malgrado negli anni successivi al secondo dopoguerra si sia cercato in tutti modi di limitare e quasi ghettizzare l’uso del dialetto, privilegiando invece l’italiano, da qualche anno si è riscoperta la ricchezza dei dialetti regionali e locali.

Anche il dialetto genovese non sfugge a questa “riscoperta” e non capita di rado che un turista o un “foresto” (persona di fuori, non genovese) senta, passeggiando per i “caruggi” (vicoli) della città, dei termini o dei proverbi di cui non riesce ad afferrare il significato.

Con questa guida, che non vuole per niente essere seria, andiamo a vedere i più usati.

Parole in dialetto genovese

  • Belin

La palma del più utilizzato e del più conosciuto spetta a “belin”, il cui significato letterale penso sia noto a tutti, che ormai viene impiegato più come intercalare che per la sua vera accezione. Ancora più interessante è quando viene usato insieme ad altre parole, all’interno di frasi che quindi assumono una sfumatura diversa.

Ecco quindi alcuni esempi di frasi in dialetto genovese con la traduzione in italiano:

Avèi o belin inverso: essere di cattivo umore

Battisene o belin: non interessarsene

Discoersi do belin: discorsi inutili

Portâ via o belin: andarsene

Nel tempo e nell’uso anche la parola stessa “belin” è stata distorta dal punto di vista lessicale e ciò si è tradotto in una altra varietà di sfumature. Esempio di questo è la parola “Malimbelinato” che ha preso il significato di “messo maluccio” o “Abbelinato” che invece può essere tradotto in italiano con “scemotto”.

Le declinazioni di “belin” sono però numerose altre e magari saranno l’argomento di un nostro prossimo articolo…proprio un “articolo do belin”

  • Gabibbo

È conosciuto dai più come quel personaggio comico presente in alcune trasmissioni delle reti Mediaset (Striscia la notizia o Veline…) vestito di rosso e con uno spiccato accento genovese. Era in realtà era il titolo che i marinai genovesi davano agli scaricatori del porto di Massaua in Eritrea, chiamati così perché un nome proprio diffuso in quel luogo era Habib. Negli anni Cinquanta e Sessanta ha iniziato ad essere usato, in maniera scherzosa, per identificare le persone che dal sud Italia si spostavano per lavoro in Liguria.

  • Palanche

Sono semplicemente i soldi.

  • Miscio

Senza palanche.

  • Tapullo

Chi è miscio o probabilmente è un parsimonioso genovese doc, ricorre a queste che sono delle riparazioni di fortuna fatte con materiale di recupero. Solitamente dei tapulli se ne parla con amici e conoscenti perché sono oggetto di vanto da parte del “tapulante” (artigiano del tapullo).

  • Ravatto

Ciò che non è possibile utilizzare neppure come tapullo, perché di infima categoria e non serve ad altro che a riempire le cantine e i box è un ravatto. Può essere definito un ravatto anche una persona non particolarmente sana o avvenente

  • Rumenta

Sostanzialmente è la spazzatura, ma può assumere diversi significati (sempre dispregiativi) riferendosi a persone, a giocatori di calcio, a cibo…

Ci sono innumerevoli altre parole in dialetto genovese che meriterebbero una citazione in questo articolo, ma per brevità abbiamo raccontato solo di alcune. Ci ripromettiamo di segnalarvene altre, nei prossimi mesi, in modo da rendere più “comprensibile” il vostro contatto con i genovesi.

Proverbi in dialetto genovese

Vi lasciamo con alcuni proverbi, anche questi molto utilizzati, e la loro traduzione in italiano:

  • Sciûsciâ e sciorbî no se pêu

Letteralmente significa che non è possibile contemporaneamente soffiare e sorseggiare. In senso più ampio ci dice che non possiamo fare due cose insieme, che sono una il contrario dell’altra.

  • O meize de çiòule o ven pe tûtti.

Il mese delle cipolle viene per tutti, cioè il momento del pianto arriva, prima o poi, per chiunque.

  • Chi l’é stæto brûxòu da l’ægua cäda, à puia da freida ascî.

Chi si è bruciato con l’acqua calda, ha paura anche di quella fredda.

  • Sbaglia finn-a o præve in to dî messa.

Sbaglia anche un prete a dire la messa. Tutti possiamo commettere errori.

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