carnevale e maschere tradizionali

Carnevale 2024 e le maschere tradizionali genovesi

È generalmente accettato che il carnevale con le sue maschere tradizionali, i suoi colori e il forte rumore avessero avuto in origine lo scopo di scacciare le forze delle tenebre e l’inverno, e di aprire la strada per l’arrivo della primavera.

Il carnevale nei secoli a Genova

Può sembrare strano, ma, anticamente, il carnevale genovese era più chiassoso ed anche più irriverente di quello veneziano. Dei festeggiamenti carnevaleschi se ne ha notizia già intorno al XIII secolo quando, in un documento, venivano autorizzate delle dilazioni di debiti affinché i debitori potessero passare più allegramente queste festività.

Sempre dall’emanazione di leggi o editti veniamo a sapere che nel 1442 veniva proibito di girare, nel periodo del carnevale, incappucciati o velati, come era da “usanza dei mimi”, perché venivano perpetrate violenze e stupri o che nel 1548 vennero proibiti i lanci dalle finestre di “citrone, ova piene di farina et altre sporcitie, limoni et boghe”, punibili con una multa di addirittura 200 ducati d’oro.

Per le strade e le piazze della città si danzava ai ritmi della “Rionda”, che si ballava in cerchio attorno ad un falò dove i ballerini alzavano le gambe ritmicamente, o a quelli della “Moresca”, ballo che vedeva i partecipanti, vestiti con abiti dalla fattura spagnola od orientale, affrontarsi in sapienti inchini alternati a momenti dedicati a giochi d’arme.

Veniamo a conoscere, grazie ad una legge che la proibì, che veniva ballata “la danza del bastone” (della quale purtroppo non è stata tramandata la descrizione, ma il nome ci fa intuire qualcosa di decisamente piccante) che infatti gli inquisitori lo attribuivano solo a “homini immorali e bagasce” (non pensiamo ci sia bisogno di traduzione).

Alla fine del ‘500 nacquero i primi cortei, i cosiddetti “Carrossèzzi”. Questi sontuosi cortei si svolgevano sulla spianata del Bisagno e dal 1783 da Piazza Fontane Marose lungo le moderne Via Garibaldi, via Cairoli e via Balbi fino giungere in Piazza Acquaverde.

Mentre le dame lanciavano fiori e i cavalieri piccole uova piene di fragranze profumate, i monelli di strada, in ottimo spirito carnevalesco, prendevano di mira quelle carrozze con uova marce.

Dalla fine del ‘700 il carnevale si trasferisce dalle piazze ai palazzi, nel caso dei nobili, o nei locali più popolani chiamati “festoni” o “lanternette”, contraddistinti dai lumi appesi alle pareti. In particolare, nell’800, il luogo di riunione alla moda era il “Festone dei Giustiniani”.

Il carnevale 2024 a Genova si festeggerà con delle sfilate di carri allegorici e di maschere tradizionali per i quartieri della città, mentre nel centro storico ci saranno spettacoli di giocolieri e balli in maschera. Le manifestazioni culmineranno nel giorno di Martedì Grasso, il 13 Febbraio. Cliccando invece su questo link troverete le indicazioni per i più bei carnevali della Liguria.

Le maschere tradizionali del carnevale genovese

Generalmente si attribuisce alla Liguria due maschere tradizionali in particolare: Capitan Spaventa di Vall’Inferna e Baciccia della Radiccia. Entrambe di derivazione teatrale; la prima vene creata nell’ambito della commedia dell’arte dall’attore Francesco Andreini tra il ‘500 e il ‘600, la seconda invece proviene dal teatro dei burattini.

Capitan Spaventa Valli di Inferna è la maschera tradizionale di un soldato sognatore, colto e raffinato, che ci sa fare più con le parole che con la spada, vantandosi di avventure mai compiute. Ha baffi molto lunghi e un grande naso, si veste con un abito a strisce colorate gialle e arancio, completato da un cappello ad ampie tese adorno di piume.

Baciccia della Radiccia nasce, alla fine del XIX secolo, da un’idea dell’attore teatrale e marionettista Raffaele Pallavicini, anche se poi gran parte del suo successo lo deve al burattinaio Mario Magonio.

La maschera tradizionale di Baciccia viene creata per rappresentare il classico popolano genovese, povero, allegro ma mugugnone. Nato inizialmente come Baciccia Casagrande verrà rinominato della Radiccia da Magonio per dargli in maniera scherzosa un titolo nobiliare (in genovese radiccia sta ad indicare la cicoria, il radicchio o le loro radici). Affiancato nell’affrontare le sue avventure dall’amico Barudda, contadinotto balbuziente e sempliciotto ma dal buon cuore, finisce sempre per essere punito per il ritardo nel rientrare a casa dalla moglie Texinin.

Dove alloggiare

Distante poco meno di un chilometro dal centro città e a un centinaio di metri dalla stazione ferroviaria di Brignole, Urban Flora è il luogo perfetto per poterti godere pienamente il carnevale a Genova e ammirare le sue maschere tradizionali.

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