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Balilla: un eroe genovese del 1700

Ai più, quando si cita la parola “Balilla”, potrà venire in mente la creazione fascista dell’Opera Nazionale Balilla, quindi dei bambini e ragazzi in uniforme nera…ma chi era veramente il Balilla?

Balilla: un salto nella storia di Genova

Dobbiamo tornare indietro alla fine del 1700, nella città di Genova occupata dalle truppe austriache. Comandava quei soldati Antoniotto Botta Adorno, il figlio di un nobile genovese, la cui famiglia aveva dato i natali nel passato ad alcuni dogi della città, che era stato esiliato dalla repubblica genovese perché condannato per un fallito tentativo di colpo di stato.

Antoniotto crebbe con l’acredine nei confronti dei genovesi, e nel settembre del 1746 trovò l’occasione per vendicarsi. Dopo aver conseguito per l’esercito austriaco dei risultati notevoli nei conflitti che attraversavano l’Europa in quegli anni, venne nominato al comando supremo dei reggimenti austro-piemontesi che erano in procinto di occupare Genova, la cui repubblica era invece alleata con i francesi e gli spagnoli.

Sottomise i genovesi a pesanti vessazioni («Ai genovesi lascerò solo gli occhi per piangere», disse impietosamente al doge Giovanni Francesco II Brignole Sale che inginocchiato davanti a lui chiedeva pietà) per alcuni mesi. Queste umiliazioni però terminarono il 5 dicembre dello stesso anno, quando, nel sestiere di Portoria, scoppiò una rivolta popolare.

Alcuni soldati chiesero sgarbatamente alla popolazione di aiutarli a liberare un pesante mortaio che stavano trasportando e quando uno di essi li minacciò con un bastone per farsi obbedire, un ragazzo (detto Balilla) lanciò il primo sasso, seguito da molti altri, dando inizio all’insurrezione che liberò l’intera città cinque giorni dopo.

Chi era Balilla

Le fonti sono abbastanza concordi nell’identificare Balilla con Giovanni Battista Perasso, figlio di Antonio Maria tintore di seta, nato a Genova nella parrocchia di S. Stefano il 26 ottobre 1735. Abbastanza concordi, perché effettivamente non c’è la certezza assoluta, dal momento che non esistono prove documentali, ma tutto si basava solo sulla continuità della tradizione orale nel sestiere di Portoria.

Balilla sarebbe un soprannome dato a Giovanni Battista, originato dal nome “Ballin” o” Balletta” (pallina) dato ai bambini o ragazzini dalla corporatura esile.

Non è certissima neppure la traduzione di quanto urlò Balilla per iniziare la rivolta: il celebre “Che l’inse?”

La versione più accreditata da come significato “La comincio?” o “Volete che la cominci?”, ma potrebbe anche significare “gliela rompo?”, indicando la testa di un soldato austriaco, in un dialetto dell’entroterra ligure.

Il mito del Balilla

La figura di Balilla fu enfatizzata nel Risorgimento Italiano (che vide sempre delle rivolte contro gli occupanti austriaci) e ancora maggiormente, sempre con valenza patriottica, nel ventennio fascista con la creazione dell’Opera Nazionale Balilla, organizzazione che si proponeva di istruire la gioventù con il modello fascista.

Monumento al Balilla a Genova

Realizzata da Vincenzo Giani, allievo dello scultore Vela, la statua venne fusa a Torino nel 1862 con il bronzo dei cannoni presi agli Austriaci nelle battaglie del 1859 e rappresenta il Balilla nell’atto di lanciare la pietra. È stata collocata di fronte al Palazzo di Giustizia, in piazza Portoria, nelle vicinanze di via XX Settembre e Piazza de Ferrari. È tra i monumenti più amati dai genovesi perché, come affermò il celebre storico Federico Donaver, rappresenta “l’ardire generoso d’un popolo che, giunto al colmo dell’oppressione, spezza le sue catene e si rivendica la libertà”.

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