Una bottiglia di Amaro Camatti con l'etichetta rossa, su un tavolo all'aperto sotto un pergolato

Amaro Camatti, il liquore genovese migliore al mondo

Miglior liquore alle erbe d’Italia, numero uno tra gli amari italiani e a livello mondiale. Ha vinto numerosi riconoscimenti l’Amaro Camatti, specialità ligure nominata come miglior amaro del mondo dal World Liqueur Awards, tra le competizioni più importanti del settore degli spirits a livello mondiale.

Una bottiglia di Amaro Camatti con l'etichetta rossa, su un tavolo all'aperto sotto un pergolato

La storia dell’Amaro Camatti

È rimasto tra gli ultimi amari prodotti in Liguria ed uno tra i più longevi, nascendo quasi un secolo fa. Nasce nel laboratorio di Umberto Brighenti, farmacista e professionista farmaceutico, in stradone Sant’Agostino a Genova, quando un giorno, insieme a suo fratello Cesare e a sua moglie Teresa Camatti, decide di iniziare a sperimentare qualcosa di nuovo. Quel qualcosa, in poco tempo, diventa un’idea, un nuovo amaro da iniziare a produrre.

La coppia, così, decide di trasferirsi a Recco, comprando un terreno in Valle della Ne. Lì sorgerà la distilleria. Umberto Briganti scelse di dedicare il suo amaro alla moglie dandogli il cognome della consorte.

Sin dall’inizio venne apprezzato da consumatori di ogni rango, nobili compresi: nel 1935 la ditta produttrice dell’Amaro Camatti viene insignita di un’importante onorificenza. Viene infatti riconosciuta quale “Fornitore della casa di Sua Altezza Reale il Principe di Piemonte” con la concessione di tenere innalzato sull’insegna dello stabilimento lo Stemma Principesco.

Purtroppo, siamo negli anni bui della Seconda guerra mondiale ed anche la produzione dell’amaro Camatti subisce un drastico ridimensionamento sino a quando, nel 1943, lo stabilimento di Recco viene requisito dagli Alpini della Monterosa che si sistemano al secondo piano, mentre sotto andranno i soldati della Wehrmacht di stanza a Recco.

Terminato il conflitto, i due coniugi ripartirono con entusiasmo facendo risorgere l’Amaro Camatti divenuto, negli anni del dopoguerra, sempre più popolare. L’azienda rimase a carattere familiare per molti anni. Alla morte di Umberto subentrò il figlio Cesare, che continuò insieme a suo figlio fino al 1989, quando il marchio passò in mano alla Sangallo, fondata da Giovanni Bergamino. La sede si sposta dunque a San Salvatore di Cogorno, con il nuovo stabilimento di produzione che rimane nei dintorni della Basilica dei Fieschi fino al marzo 2018 e poi si sposta a San Colombano Certenoli, in Val Fontanabuona.

In questi anni l’Amaro Camatti è stato esportato in Europa, America e in Oceania.

Le caratteristiche dell’amaro Camatti

La ricetta resta ancora in gran parte segreta. Viene prodotto da un infuso di erbe e vegetali (mandorlo, arancio amaro, china, menta, genziana) fatto decantare in botti o fusti di acciaio inox e poi filtrato e aggiunto a sciroppo di acqua e zucchero.

Un punto di forza ed anche uno dei motivi del successo dell’amaro Camatti è anche l’aver mantenuto la storica etichetta originale, rimasta inalterata così come è nata. Una decisione che richiama la tradizione e la tipicità del prodotto.

Una storia lunga un secolo che continua ad appassionare i genovesi, affezionati all’iconica bottiglia, onnipresente nelle case di una volta e ancora oggi imprescindibile per le famiglie liguri.

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